sabato 27 settembre 2008

brevemente

Brevemente: sono arrivata e la città è semplicemente magnifica. C'è il sole e la temperatura è perfetta per una gita in barca, che è quello che ho fatto oggi. Ho conosciuto tanta gente e abbiamo provato il famoso "punting", ovvero navigare il fiume con una barca non troppo dissimile da una gondola. Ovviamente la tecnica che si usa qui a Cambridge è diversa da quella di Oxford, che altro aspettarsi.
L'unico problema è che come al solito devo fare una scenata per farmi cambiare camera, perchè sono in una topaia senza cucina e senza doccia (solo una vasca da bagno con rubinetti separati, of course). Intendiamoci bene: non sono una di quelle che se non hanno il bidet in casa muoiono, o che non riescono a fare la pipì nei bagni pubblici, o che non riescono a dormire fuori dal loro lettino.
Sono una persona piuttosto adattabile, e ne ho dato larga prova in Finlandia. Però non sono un animale e non posso vivere in queste condizioni. Mi spiace solo che, come sempre e come ovunque, devo alzare la voce per ottenere quello che voglio e che mi è dovuto, in questo caso una sistemazione dignitosa.
Però adoro l'accento che sto prendendo, eheh :)

giovedì 25 settembre 2008

PANICO

Il 26 settembre sembrava solo una data sul calendario, e principalmente la pensavo come la data di "consegna" ideale del mio progetto. Solo poco tempo fa mi sono accorta che voleva dire anche partire. Svuotare l'appartamento. Spedire 40 chili di roba. Chiudere le valigie. Pensare alla statistica che non ho studiato e a Excel che non so usare. Pensare alle spese. Pensare alla topaia. Pensare ai mille sbattimenti burocratici.
Pensare, per la prima volta soffermandomici un pò, a lasciare la mia famiglia e le persone care.
Domattina parto.

martedì 23 settembre 2008

Chi sono io

Purtroppo stando tutto il giorno in giro non ho molto tempo per scrivere...Sto raggiungendo un mio equilibrio, non so quanto precario, qui a Londra. Piano piano sto facendo amicizia coi ragazzi del mio Campus e ogni giorno scopro cose nuove all'università. La vita sta prendendo un ritmo regolare, come piace a me. Non sono un amante della sregolatezza...Non faccio la vita da studente undergraduate, tutta feste e divertimenti- non ne subisco per niente il fascino- e voglio dare a questo mio soggiorno a Londra un alto profilo. E' forse la mia ultima occasione per capire cosa veramente voglio fare nella vita e per realizzare i miei progetti. Questa esperienza mi sta aiutando a conoscermi meglio, a capire cosa veramente mi piace fare, a non vergognarmi di sentirmi diverso dagli altri, anzi, di essere fiero della mia diversità fin quasi a trasformarla in superiorità. Magari sta nascendo in me quella sicurezza che in fondo mi è sempre mancata e che renderebbe la mia vita molto più semplice.Mi piace studiare, mi piace trascorrere ore in biblioteca a leggere libri di storia e politica. Mi sono innamorato della Maughan Library, la biblioteca del King's College, e ogni giorno sto lì per qualche ora. Mi sto già leggendo i libri dei corsi che inizieranno fra una settimana. Voglio dare il massimo. Forse la mia vita è nel mondo universitario. Mi sono sempre negato quest'opzione perchè vedevo la situazione disastrosa dell'università italiana e pensare di fare la fine di tutti quegli assistenti frustrati mi dava i brividi. Ma forse qui posso coronare questo sogno, posso realmente fare quello che in fondo desidero.Spesso a scuola mi davano del secchione, dello sfigato perchè studiavo troppo o prendevo voti alti. Anni e anni ad autoimpormi di essere uguale agli altri, di confondermi di più nel mucchio perchè in fondo ci si sta meglio, si vive più facilmente. Così pensavo. Sto capendo ora che ho sbagliato, che così facendo ho annullato il mio "essere speciale", mi sono condannato all'anonimato e alla mediocrità.Forse sono ancora in tempo a coltivare il mio vero io, a farlo rifiorire più forte di prima... Sono proprio contento di essere partito.

lunedì 22 settembre 2008

confessions on a dance floor

Lo confesso: ho un pò paura.
In momenti come questo capisco la maggior parte della gente, che preferisce starsene col culo al caldo nello stesso brodo in cui è nata e cresciuta. Queste idee bislacche, di andare in giro, alla stragrande maggioranza delle persone non vengono neanche in mente. Ad alcuni poi, magari vengono in mente, ma loro non trovano il coraggio di perseguirle. E' solo una piccolissima minoranza che "lo dice e lo fa".
Con questo non voglio dire che siamo meglio degli altri, anzi, invidio moltissimo le persone che non hanno grilli per la testa, né un animo inquieto a cui dover dar conto.
Non sanno neanche quello che si perdono, per questo sono (s)fortunate. Invece una volta che esci di casa e per così dire "spicchi il volo", è difficilissimo tornare indietro e farsi tornare la voglia di vivere in un ambiente piccolo e chiuso. Anche se non sono nata in provincia, ma sono di Milano. Una città che può piacere solo a chi, più che amarla liberamente, ne è semplicemente drogato.
Un pò dura forse, ma è solo la mia opinione.

sabato 20 settembre 2008

fine stagione

Oggi ho fatto quello che molto probabilmente sarà l'ultimo bagno in mare della stagione. L'acqua era limpida come non la vedevo da anni, increspata in superficie dalla brezza settembrina. Avevo in mente di bagnarmi solo le gambe, ma poi i pesciolini continuavano ad andare a sbattermi sui piedi, quindi mi sono tuffata e tanti saluti. L'acqua non era molto fredda. Una classica giornata in cui si sta meglio in acqua che fuori. Amo il mare, il sole, e la tranquillità della Liguria.

asociale

Si lo ammetto sono un asociale. Amo stare da solo e stare con gli altri mi mette sempre un po' a disagio. Lo sto vedendo anche qui a Londra che- per quanto la vita universitaria offra molte possibilità di socializzazione- non riesco a legarmi a nessuno... Forse sono pigro, forse dovrei fare un sforzo e vincere le mie timidezze. Il fatto è che chi lo ha deciso che uno deve avere per forza 10.000 amici? Sono dell'idea che tutto ciò che produce ansia sottragga soltanto energie. Ecco, l'impormi di essere socievole a tutti i costi mi da ansia. Poi forse ho un problema a relazionarmi con i miei coetanei in generale. Spesso mi sento 20 anni più vecchio di loro, non ne trovo mai uno a cui piaccia la musica classica o sia interessato alla politica. Insomma raramente ho argomenti comuni su cui discutere.
Mi sto accorgendo che tutti questi anni li ho trascorsi cercando di essere una persona diversa da quella che realmente sono, non riuscendo a raggiungere l'obiettivo e sentendomi di conseguenza peggio... Sono arrivato dunque alla conclusione che d'ora in poi sarò più me stesso, infischiandomene di quello che pensano gli alri... Se Davide è un lupo solitario con pochi amici, ma buoni, ebbene così sia...

venerdì 19 settembre 2008

amici come prima

Credo di aver capito qual è il problema: sono già proiettata con la mente in Inghilterra, e questa è una grande perdita di energie, perchè fino a venerdì 26 sarò qui e sarebbe il caso di mettere a frutto il poco tempo che mi rimane avendo la testa anch'essa qui.
Certo, è un attimo cedere alla tentazione di andare a curiosare fra le students societies di Cambridge e cominciare ora a pensare se mi iscriverò prima alla Literature Society o alla Film and television society. O magari se mi darò anima e corpo all'impegno ambientale iscrivendomi alla Environmental society. (Come se poi non sapessi che le mollerò tutte appena sotto esami).

In questi attimi di incertezza esistenziale e di mancanza di focus ci vorrebbe qualche perla di saggezza del mio ex, volta a farmi sentire ancora di più un fallimento totale.
Tipicamente, io direi: "Oh, non riuscirò mai a finire il mio progetto.."
Allora lui direbbe: "Già..effettivamente ti mancano così pochi giorni, e sei così deconcentrata, penso proprio che con lo finirai mai".
Allora io, scioccamente, gli darei ancora più spago: "L'unica cosa che posso fare è trovarmi qualche nobile da sposare, a Cambridge =)".
E lui, la mia ottima spalla su cui piangere: "Tsk tsk, figurati...Non mi sembri proprio la persona adatta a trovare un ricco" (per la serie, chi ti si piglia)
E io, quasi per vedere fino a dove arriva: "Già, sono così incapace, ho così poco fascino e sono così insignificante".
E lui (che non gli pare vero): "Eh ma no...è che nessuno è così speciale al mondo, sono tutti un pò mediocri"
Io, che con un piccolo aiuto dagli amici posso arrivare a picchi di depressione significativi: "Sì, è brutto rendersi conto di non essere poi così bella e intelligente"
Lui, che non si accorge ancora di quanto la conversazione si stia facendo ridicola: "Ma no...tu hai un fascino particolare, sei carina a modo tuo. Il mio sogno è di farmi una donna di quelle sai, che sono oggettivamente stupende" (mica come me, che sono un prodotto di nicchia)

Il mio sogno era di liberarmi di un pedante come lui, che mi faceva credere che il mondo là fuori era brutto e cattivo, e io non ce l'avrei mai fatta senza di lui.
Fortunatamente, io il mio sogno l'ho realizzato da un po'.

Senza amore

Quest'apatia si sta trascinando un pò oltre i limiti della ragionevolezza. Sono venuta al mare ma mi trovo comunque a ciondolare per casa senza uno scopo. Dovrei assolutamente scrivere e finire il mio progetto, prima di partire per l'Inghilterra, ma non mi sento ispirata, non provo nessun tipo di stimolo. Non che si possa scrivere soltanto con l'ispirazione, anzi, scrivere è una questione di costanza e lavoro certosino; però con l'ispirazione viene meglio. Invece non faccio che sbuffare:

"Sì ma tu dici ancora sono stanca, c'è qualcosa che mi manca, ho il cuore un po' confuso, chissà un giorno se mi sposo... [...] Mentre tu non vuoi mangiare, figuriamoci se vuoi studiare, ti alzi stanca la mattina, e sbuffi da una settimana" *

Forse dovrei andare a fare una passeggiata, un po' di moto mi farebbe bene. Mi poi tornerei a casa e sarebbe già ora di Chi vuol essere milionario, e allora addio lavoro.

* Da Senza amore, A.Celentano


giovedì 18 settembre 2008

Francophone society

Si alla fine fra le centinaia di society mi sa che ne sceglierò tre o quattro. Ho deciso di iscrivermi anche alla Francophone society. Può sembrare assurdo che uno a Londra voglia stare con i francesi, ma in fondo qui in territorio britannico si ha un po di nostalgia del calore mediterraneo, del nostro umorismo meno sottile del tanto esaltato humor inglese e del modo un po' sguaiato che abbiamo di sprimerci. Mi è sembrato un giusto compromesso. Non sto a fare il ghetto con gli italiani ma trascorro alcune ore della mia settimana in compagnia dei nostri cugini d'oltralpe che spesso bolliamo come antipatici e altezzosi ma che in fondo io trovo gradevoli e molto simili a noi.

mercoledì 17 settembre 2008

A proposito di colazione (cappuccino-a-holic)

Tutte le scuse sono buone per non fare quello che dovrei fare: mi metto a ripassare statistica sul mio pre-course material, e mi sento talmente esausta dopo aver capito il concetto di quartile che decido di meritarmi una pausa. Spizzico un pò di arrosto a fette e pane, poi torno all'attacco, ma dopo aver terminato il "quick step" sulla standard deviation (no, non è una "perversione standard", bensì la traduzione di "scarto quadratico medio") sono talmente orgogliosa di me stessa che penso bene di chiudere il sito indicato per il ripasso, e mettermi a fare altro.
Spero che il metodo di studio anglosassone sia chiaro e lineare come questi schemini multimediali che mi hanno indicato per ripassare i concetti base (ripassare?). Il metodo di s-cool.co.uk è questo: pochi concetti, esposti nel modo più semplice possibile e con meno parole possibile; molti esercizi, meglio se banali ed esemplificativi, ed infine un "check" con esercizi più significativi. Se mi avessero insegnato tutto così, penso, ora saprei molte più cose e non avrei un grande vuoto di memoria lungo quanto tutti i secoli del Medioevo.
"Ciò che rende unico il metodo di studio di Oxbridge", leggo sulla rivista della Students Union, sono le supervision hours: a gruppi di due o tre studenti, un "PhD doctor" (che non è un medico) rispiega i concetti poco chiari. Visto che la mia supervisor già mi odia per le email da seccatrice che le ho mandato negli ultimi mesi, sono sicura che sarà felicissima di rispiegarmi anche 5 o 6 volte i concetti poco chiari...Magari a suon di insulti e note di demerito.
Comunque.
Oggi ho fatto colazione 3 volte. Ormai sono l'incubo dei miei amici perchè per incontrarci non propongo più il classico aperitivo, ma propongo "una colazione". Io amo fare colazione. E' il momento e il pasto preferito della mia giornata, un attimo tutto per me prima di iniziare a capire qualcosa, capire "da che parte sono girata", come direbbero a Genova. Vuoi mettere vedersi ad un tavolino del Bar della Rosa Blu sorseggiando un latte macchiato e mangiando un cornetto salato? Assaporando la giornata che inizia invece di un buffet con gli avanzi dell'altroieri? Potrebbe essere una metafora: la colazione è guardare al futuro, l'aperitivo è guardare al prosciutto del passato.
Il fatto è anche che sono proprio drogata di cappuccino, sono praticamente l'unica italiana che lo abbina anche al toast del pranzo. In linea teorica preferisco il latte macchiato, ma ora il mio corpo si è assuefatto e comincia a non accorgersi più della caffeina troppo nascosta dal latte.
Comunque.
In teoria avrei un sacco di cose da fare, e neanche lavori forzati eh, avrei un tot di pagine da scrivere al giorno. Invece preferisco venire a cincischiare e a delirare di latte macchiato e cappuccino sulle pagine di questo blog. E' per quello che servono le case editrici, per censurare sciocchezze come questi scritti.


in difesa del copyright

Nella nostra società, tutti hanno voglia di esprimersi e nessuno ha voglia di ascoltare: i blog ne sono la prova. Naturalmente chi scrive ha sempre il desiderio, segreto o meno, di essere letto, e questo è vero da sempre, non è certo una novità dell'era contemporanea.
La novità ora è che tutti si sentono quasi in diritto di essere letti. Ho visto una pubblicità su un quotidiano, qualche tempo fa, di un'agenzia che permette a chiunque di stampare il proprio libro con tanto di codice ISBN, a pagamento ovviamente. Il motto era "Se l'hai scritto, va pubblicato".
Beh, mi sembra che sia un messaggio orrorifico.
Per questo non credo tanto nell'arte che si diffonde attraverso la rete - le case editrici sono ancora un modo di preservare il lettore, di proteggerlo da una pioggia di comunicazione scadente. E' giusto il concetto che la casa editrice si prenda la responsabilità di investire su un testo, credere nel suo valore e scommetterci del denaro. Nella società contemporanea, che piaccia o no, noi misuriamo il valore attraverso il denaro, ed è giusto che il denaro preservi o sancisca anche il valore dell'arte, oggi più che mai, per dare una minima garanzia anti-mediocrità al lettore.

martedì 16 settembre 2008

emancipazione femminile e Finlandia

I was reading this silly book, The secret dreamworld of a shopaholic, by Sophie Kinsella. It clearly belongs to what in literary criticism is called trivialliteratur: unoriginal, low-quality books that follow a quite stereotypical and rigid scheme, previously proven to be successful.

Still it made me think something about women emancipation, a topic that's very dear to me.
Somehow I can now grasp better how I feel about the women situation in Finland.
There are a whole lot of women - even here, but it's more common in Finland - who feel they have to be just brainiac all the time. They feel obliged to always take themselves so seriously, and this is why they seemed so stiff to me. This is also why they can never let on that they care about the physical appareance: they feel they wouldn't be taken seriously if they did.

Men are allowed to go crazy and be silly sometimes (an example of mass-silliness is the football, but they can be silly in many other ways) and nobody would stop to take them seriously because of that. Instead women have to be either one or the other: clever and all brainiac OR pretty and fashion-conscious (=frivolous =not emancipated). Men can go silly and still be clever; women can't, so it's all "let's be deep about life and all philosofical" and shame on you if you spend 500€ on clothes, you must be of the dumb kind.

It's a bit the same attitude I had as a teen-ager. What a relief it was to find that I could also be light at times, and just "not have an opinion" about a lot of things.

So in Finland girls feel that emancipation passes only from the take-yourself-too-seriously path; here the situation is split: if I want to speak about the last Gucci bag I have to find the party girls, if i want to go and see my favourite Greek tragedy, I have to find the intellectual types.

Emancipation is the freedom to express yourself at the maximum of your potential, and I guess not many women can do that at present, not even in Finland (of course, I'm not saying I can)

Eglish Breakfast addicted

Noi italiani giustamente giudichiamo sempre con disprezzo la cucina straniera, soprattutto se nordica e specificamente inglese. E' vero, si tratta della cucina meno sana del mondo e sicuramnte una delle meno varie. Pero' stranamente sto diventando dipendente dalla tradizionale colazione all'inglese a base di uova, salsicce, bacon, fagioli, crocchette, un mattonazzo di proteine e grassi che ti sazia per il resto della giornata. Il tutto accompagnato da un buon cappuccino che consolida il senso di nausea alla fine di questo lauto pasto.

lunedì 15 settembre 2008

Pre sessional life

Mi devo ambientare. E' questione di tempo. Me lo ripeto incessantemente cercando di essere ottimista. Sara' che i corsi non sono ancora iniziati e la mia vita non ha preso completamente un ritmo definito, ma in questi primi giorni mi sento un po' spaesato. Londra certo aiuta a farti sentire cosi'. E' una citta' generosa, ti offre tanto ma solo se sei dinamico, sai cogliere l'attimo, stai al ritmo giusto, senno' sei perduto, nessuno si ferma a raccogliere le tue spoglie. Ecco, cosi' mi sentivo a febbraio, completamente perduto, e un po' mi sento ancora cosi'. Forse identifico questa citta' con una grande delusione che ho avuto e non riesco piu' a vederla in un'altra prospettiva. Ma sono ancora fiducioso. Magari riusciro' a vivere Londra in un modo diverso da come l'ho vissuta in passato e raggiungero' un mio equilibrio. Prendiamola come una sfida... (scusate gli apostrofi al posto degli accenti ma sto usando una tastiera inglese...)

suonerie e risposte stizzose

Alcune persone scelgono delle suonerie veramente irritanti per i loro telefoni. Questa non è una novità e, personalmente, me parece muy bien, visto che io da parte mia ho il tema di Fast and Furious sul cellulare. La cosa che trovo buffa piuttosto, è che alcune persone con queste suonerie acutissime e improbabili, rispondono al telefono già arrabbiate: come se chi le chiama avesse la colpa di metterle in imbarazzo! Se, nella sala d'aspetto di un medico per esempio, sentite suonare Shakira traslitterata nelle acutissime note di una suoneria polifonica, allora state certi che il proprietario del telefono risponderà con un nervoso "Che c'è?!" piuttosto che con il canonico "pronto".
Insomma uno sceglie una suoneria che dà fastidio perfino a se stesso, e poi si arrabbia con chi lo chiama! Una delle tante torture auto-imposte nella società contemporanea.

domenica 14 settembre 2008

Domenica di Settembre, Mediterraneo.

Oggi è una magnifica giornata di Settembre, in Liguria.
Il sole è ancora caldo ma la brezza sussurra insistentemente che...Non è più estate.
Perchè non si dica che mi accorgo soltanto delle cose brutte che mi succedono, e non valorizzo quelle belle, devo dire che sono stata protagonista di alcuni piccoli episodi fortunati, questa mattina.
Mi sono svegliata più tardi di quel che avrei voluto, ma bene, ho preso la macchina e sono andata a cercare una farmacia di cui avevo bisogno. Era domenica mattina, e normalmente le farmacie qui fanno a gara a chi tiene più chiuso. Avevo già preventivato quindi di dover girare un pò prima di trovarne una aperta. E invece...Arrivo in paese e zut! La croce verde della farmacia centrale è miracolosamente illuminata. Non posso lasciare la macchina in seconda fila perchè ho già adocchiato due vigilesse indemoniate. Non troverò MAI parcheggio, mi dico. E invece, di nuovo, zut! Proprio nel piccolo parcheggio tra il mare e la farmacia un papà mette i figli in macchina e libera il posto (a pagamento, of course, ma è già tanto). Pago felice il biglietto e comincio a godermi la mia ora nel paese vivace e popolato della domenica mattina. Dopo la farmacia, vado a fare colazione sul mare. Decido di gratificarmi non solo con il solito latte macchiato, delizia delle mia papille, ma anche con una piccola brioche alla crema. Questo è abbastanza insolito per me, perchè normalmente seguo un regime alimentare particolarissimo e del tutto privo di zuccheri semplici. Ma oggi sento che la fortuna è dalla mia parte, per una volta. Rivolgo il viso al sole e mi godo il calore che mi scalda la pelle. Poi cammino, piena di pensieri ottimisti sul mio futuro e sulla mia vita.
Compro il corriere, e resisto alla tentazione di comprare anche delle splendide ballerine, very Audrey Hepburn, in saldo al 50% (prezzo scontato: 90€). Arrivo alla macchina esattamente alle 12.31, momento in cui scade il parcheggio. Guardo a terra e trovo 50 centesimi. Non è il valore, è un segno, e io li so cogliere questi segnali metafisici. My karma is recovering. Potere del mare.

sabato 13 settembre 2008

Ascoltando Pavarotti, e le onde del mare grosso

Leggere del mio amico D., che mi ha preceduto in territorio britannico, mi riempie di pura esaltazione. Sono assolutamente certa che quest'anno sarà un'esperienza memorabile per tutti e due, un evento di proporzioni gigantesche nell'economia delle nostre vite.
Ne sono così sicura forse perchè ricordo quanto mi ha cambiato andare a vivere all'estero per un anno, la prima volta. Allora partivo non sapendo bene cosa aspettarmi, e incerta sulle conseguenze del percorso che avevo scelto di seguire.
Ora una cosa la so: in un modo o nell'altro, it's a big thing.
Certo, dobbiamo anche fronteggiare le nostre paure, fa parte del gioco. Abbiamo investito molto su questa scelta e i dubbi sono tanti. Anch'io arriverò spaesata, un'altra volta, con il mio valigione al seguito. E chissà se mi toccherà dormire in una topaia per i prossimi dodici mesi. Per ora so che la mia stanza rientra nella categoria più economica, ma non so gli scarafaggi sono inclusi nel prezzo. Sono più rilassata rispetto a quando sono partita per la Finlandia, e spero di essere più adattabile. Vivere all'estero spazza via ogni pensiero rigido che pensavi di avere.

Lasciare Milano mi ha fatto bene. Una volta ho letto di una strana sindrome, persone che si sentono bene sono al mare. Beh, diciamo che non sono a quel livello, ma venire qui ha un forte potere calmante sui miei nervi.
Ho comprato Pavarotti Forever, il doppio cd commemorativo. Lo ascolto mentre cerco di finire un mio progetto prima di partire per Cambridge.

First day in London

Avevo promesso di parlare del mese delle application ma intanto sono già arrivato a Londra e tante altre cose sono successe. Innanzi tutto sono rimasto piacevolmente colpito dal tempo atmosferico. La prima volta che venni qui era alquanto deprimente, pioveva che dio la mandava e faceva un freddo cane (a fine agosto). Questa volta invece sono stato più fortunato. Un tiepido sole si è affacciato non appena l'aereo è atterrato e questo piccolo evento mi è parso un buon segno.
Amo Londra ma allo stesso tempo sono consapevole dei suoi difetti, che sono puntualmente emersi durante il tragitto dall'areoporto a Holborn dove mi sarei dovuto incontrare con la mia amica Tamara che mi ospita per una sera. Voi non potete immaginare il delirio che comporta spostarsi sui mezzi pubblici per di più carichi di 50kg (e più) di bagagli. Tutta sta gente stressata che ti viene addosso, ti guarda male perchè gli ostacoli il percorso, addirittura cercano di scavalcarti o di buttarti giù. Ecco questa è una delle cose che più detesto di Londra, i suoi ritmi frenetici che non ti fanno respirare, non ti danno tregua.

Dopo essermi sitemato ho deciso di fare un giretto per vedere dove si trova il mio College e il mio Campus. Beh devo dire che girare per Londra dopo 6 mesi di assenza mi ha dato una strana sensazione. E' strano ritrovarsi qui come studente, con obiettivi e pensieri diversi da quelli della mio primo soggiorno. Mentre cammini per strada ti assalgono valanghe di dubbi su come vivrai quest'anno, se hai fatto la celta giusta, se forse Londra è una città troppo dispersiva per studiarci. Arrivo alla facoltà di Humanities and Political Science del King's College, un grande edificio in stile neoclassico che si affaccia sulla vista mozzafiato del Tamigi. Pensare che studierò sullo sfondo di Saint Paul, Cucumber, Big Ben, Wetminster ecc mi entusiasma ma allo stesso tempo mi spaventa. Mi sembra tutto troppo grande per me.

Poi mi reco al mio campus che si trova vicino Hampstead Park. Sembra una bella zona, reidenziale, verde, beh oggi vedrò la camera e vi saprò dire più dettagliatamente.

venerdì 12 settembre 2008

Lasciare Milano

Questa città è alienante. Mi sveglio alla mattina e mi sento già un peso sul petto. Il mio piccolo appartamento sembra ingoiato da un mare di cemento oltre al quale non si intravede nulla. Gli occhi non si riposano mai su uno spazio aperto, si posano sempre solo su anguste strade affollate di traffico automobilistico. L'aria è pestilenziale, e non faccio un respiro a pieni polmoni da...Beh, da mai. I milanesi respirano a mezz'aria. Anche solo per due giorni, prendo la macchina e me ne vado al mare.
Io amo, intensamente amo, il mare.

martedì 9 settembre 2008

Inizio bis

Eccomi!!! ci sono anch'io! io sono il londinese. Torno a Londra dopo sei mesi di limbo in Italia. Sto contando i giorni, non vedo l'ora!!!
Io e Rafi abbiamo condiviso diecimila e più avventure insieme e sono sempre state indimenticabili: dalla nottata trascorsa per le strade di Roma durante il liceo in mezzo agli zombi, all'esperienza oltre i limiti dell'immaginzazione sulla Trombonave che da Helsinki porta a Stoccolma sempre in mezzo agli zombi ma di altra nazionalità.
Adesso ci attende un'altra avventura insieme nel Regno Unito e sono sicuro che sarà la più spassosa di tutte. Certo siamo cresciuti intanto, siamo più maturi, forse meno spensierati e più disillusi, però riusciamo ancora a divertirci insieme e a ridere anche delle nostre depressioni e delle nostre piccole sconfitte quotidiane (anche se modestamente abbiamo al nostro attivo anche tanti successi ). Poi abbiamo una strana e salutare complementarità nel senso che riusciamo a non essere mai depressi contemporaneamente così che c'è uno di noi sempre abbastanza lucido che può sostenere l'altro.
La nostra avventura nel Regno Unito ha un antefatto: il mese dello stress per le application forms di cui racconterò in un prossimo post.

Inizio

Comincio io.
Stiamo partendo. Abbiamo 24 anni, compiuti da poco, tanto che fa ancora uno strano effetto vederlo scritto. Siamo italiani, e laureati. No, non siamo gemelli - ci conosciamo esattamente da dieci anni; siamo stati compagni di banco per cinque; abbiamo in comune letture, liceo, università e molte idee.
NON siamo fidanzati e fortunatamente non c'è pericolo che lo diventeremo mai. Dico fortunatamente perchè i fidanzati vanno e vengono ma gli amici veri restano sempre, e stanno lì a proteggerti come una rete di sicurezza. Una vita senza questo tipo di amici è una vita molto triste.
Dicevo, stiamo partendo. Per il Regno Unito. Io Cambridge, lui Londra: torniamo a studiare, per una laurea specialistica.
Io vivo in Italia da un anno, e non vedo l'ora di lasciarla ancora. Ma la amo. E' un rapporto di odio-amore tra me e lei.
Quando vivevo in Finlandia non potevo fare a meno di comparare tutto al mio paese, e inevitabilmente mi pareva che la nostra cultura, il nostro mare, i nostri paesaggi fossero di una perfezione inarrivabile. Ma poi sono qui, nell'inefficienza del traffico milanese, e non vedo l'ora di andarmene ancora.